IMPOSSIBILE

Concludere la mia prima maratona sorridendo è stato qualcosa di IMPENSABILE costruito su dei presupposti IMPOSSIBILI:

  • IMPOSSIBILE a causa di una frattura scomposta alla rotula che alcuni anni fa ha modificato per sempre la mia articolazione. Tutti gli specialisti erano concordi nel dire che non avrei mai camminato normalmente e tantomeno sarebbe stato possibile correre.
  • IMPOSSIBILE perché non avevo mai fatto uno sport di corsa.
  • IMPOSSIBILE perché sono “sceso” in strada per la prima volta il 19 giugno, dopo tre mesi di fortificazione della gamba su tapis roulant.
  • IMPOSSIBILE perché la corsa non mi appassiona e io non mi percepisco come un corridore.

PERCHÉ L’HO FATTO?

Credo fermamente che nulla è scritto. Se in passato non hai fatto o ottenuto un qualcosa non vuol dire che non lo puoi ottenere in futuro. Alle persone e alle aziende che si rivolgono ai miei servizi faccio comprendere che quello che conta non è il punto iniziale, ossia dove sono in questo momento. Quello che deciderà il loro destino è chiedersi dove vogliono andare e chi vogliono essere.

La maratona rappresenta per me la metafora della vita. Ti sei mai chiesto perché alcune persone riescono e altre no?  Lo sai che l’elemento che hanno in comune le persone che ottengono risultati significativi da quelli che non li ottengono è la capacità di avere una direzione?  Rompere le abitudini è il primo passo per creare nuove possibilità. Se leggi il futuro con gli occhi del passato è ovvio che tutto apparirà impossibile. Il tuo compito è trasformare un SOGNO in un OBIETTIVO per farlo diventare RISULTATO.

Le strategie, come le competenze e le abilità, si possono acquisire, studiando, modellandosi su chi ha già ottenuto risultati o imparando dalle proprie esperienze. Noi tutti possiamo imparare a fare cose che fino a pochi minuti, ore, giorni, settimane fa ci sembravano impossibili.

Possibile è quello che ti dai l’opportunità di fare. Anche il più grande dei castelli è la somma di singoli mattoni. Il nostro compito diventa occuparci dei mattoni seguendo un protocollo composto dalle seguenti fasi:

  • Sognare: una parola che tanti utilizzano ma in cui pochi credono. Ma per andare oltre qualsiasi limite dobbiamo prima desiderare di ottenere qualcosa al di là delle nostre possibilità attuali.
  • Scoprire: dove siamo, che risorse abbiamo, le nostre potenzialità, i campi di miglioramento.
  • Domande: chiedersi di chi o di che cosa abbiamo bisogno.
  • Alleati: in natura gli animali più forti e adattivi sono quelli che si organizzano e supportano.
  • Strategie: definire l’insieme dei comportamenti e il piano d’azione in funzione dei punti precedenti.
  • Costanza: azioni continue portate avanti in maniera perseverante.
  • Pause: per vincere una guerra bisogna aver il coraggio di fermarsi tra una battaglia e l’altra. Solo così possiamo capire cosa possiamo fare meglio, cosa possiamo fare di diverso e cosa dobbiamo evitare di fare.
  • Agire: per trasformare grandissimi sogni dobbiamo creare azioni quantificabili e temporizzabili. Ad esempio: guadagnare tanto è un bellissimo sogno ma per realizzarlo non basta dirlo. Diverso è stabilire valori numerici: “avere un utile netto del 5% in 90 giorni” è un’azione che puoi verificare.
  • Permettersi il lusso di cadere: non possiamo ottenere successo se non siamo disposti a subire qualche sconfitta o il giudizio.
  • Celebrare: ogni volta che otteniamo un piccolo risultato dedichiamoci un premio. Bisogna farlo durante il percorso, non solo alla fine. Il viaggio per i grandi traguardi è lungo e richiede tempo. Inseriamo nel viaggio delle pietre miliari che segnano il progresso dei nostri risultati.

Questi passaggi li possiamo applicare alla vita, così come ad un’azienda; io li ho applicati alla cosa più lontana dal mio essere sino a pochi mesi fa: la maratona.

  • Sognare: ho visualizzato così tante volte il taglio del traguardo che quando ci sono arrivato mi sembrava così familiare che mi è venuto da sorridere. Il visualizzare crea connessioni neurofisiologiche indispensabili per poter sviluppare tutti i punti successivi.
  • Scoprire: 3 mesi di tapis roulant e palestra per capire lo stato delle mie articolazioni e comprendere la tipologia di alleati di cui avevo bisogno.
  • Domande: di chi o cosa ho bisogno per intraprendere un qualcosa di cui non conosco niente.
  • Alleati: per ottenere risultati significativi dobbiamo sempre circondarci di persone in grado di guidarci, supportarci, indirizzarci. Niente YES MAN, ma persone concrete in grado di saperci dire di NO. Gli alleati sono coloro che sollevano dubbi e propongono alternative. Non sono persone che devono assecondarti ma sostenerti e offrirti una visione diversa dalla tua.

Quando sono sceso in strada il 19 giugno ho capito che non avrei potuto fare la gara da solo, ma avevo bisogno di un team. Il mio era composto da 5 elementi fondamentali.

LA GUIDA: il preparatore atletico MISTER ANTONIO CHESSA. INDISPENSABILE. Se ho concluso la maratona col sorriso arrivando alla posizione 12.677 su circa 30000 partecipanti lo devo ai suoi consigli. La sua strategia di allenamento e di gara ha preservato le mie articolazioni e mi ha permesso di avere il giusto atteggiamento per affrontare questo lunghissimo viaggio. Grandissimooooooo!!!!!!!!!!!!!!!

IL MANUTENTORE: l’indispensabile fisioterapista Lorenzo Piredda che ha tenuto allineata la mia muscolatura portando il mio corpo oltre limiti mai immaginati.

IL POTENZIATORE: il coach Davide Raga che ha permesso lo sviluppo muscolare adeguato per poter reggere 42,195 km

IL BOOSTER: il nutrizionista Danilo Azara. Le sue tabelle alimentari e il piano di integrazione hanno messo il turbo alle mie potenzialità.

LE FANS: mia figlia Giulia e mia moglie Cristina, mia sorella Alfonsa che mi hanno supportato in questi tre mesi intesi di preparazione.

  • Le strategie: sono il frutto dei miei alleati e degli elementi scoperti in fase uno. Per fare una gara al di sotto di 4 h e 50 m ho alternato in maniera scientifica corsa a camminata. Partire tra gli ultimi dieci mi ha permesso di fare tutto il percorso superando gli altri atleti e di godermi delle piccole pause per celebrare e ricaricarmi.
  • Costanza: mai avuto fretta o sconforto. Piccoli passi fatti in maniera scientifica, riposo, alimentazione e divertimento. Sia in allenamento che in gara.
  • Pause: ho fatto tutta la preparazione, compresa la maratona, alternando la corsa alla camminata. Ho imparato più dalle pause che dalla corsa. Sono le pause che mi hanno permesso di calibrare la forza e le strategie di gara. Se sei un’azienda o una partita iva e stai sempre correndo, rischi di non calibrare realmente il mercato che ti circonda e le sue evoluzioni.
  • Agire: per fare cose straordinarie devi immaginarti un futuro motivante. Il mio sogno era concludere la maratona sorridendo, avendo ancora energie per camminare e poter andare a festeggiare. Durante la gara sono successe tante cose. I tempi sono stati diversi dagli allenamenti per vari fattori. Non avendo aspettative e focalizzandomi esclusivamente sulle piccole azioni mi sono concentrato sulla somma dei singoli centimetri, consapevole che sarebbero diventati metri e poi chilometri. Rimanere focalizzato sui miei micro obiettivi mi ha permesso di mantenere il focus.
  • Permettermi il lusso di cadere: prima della maratona ho fatto piccole gare in cui sono arrivato ultimo anche dopo persone molto più anziane di me. Non pensavo al giudizio ma cosa mi insegnava quell’esperienza e come l’avrei potuta capitalizzare.
  • Celebrare: dopo ogni micro risultato ottenuto mi dedicavo un piccolo regalo per non dimenticare l’impegno, la fatica e i sacrifici.

Tutti noi abbiamo dentro le risorse che ci servono. Il nostro compito è darci la possibilità di uscire dalla nostra zona comfort. Se non sei disposto a cambiare le tue abitudini rimarrai prigioniero del tuo passato.

La storia personale di molte persone che hanno avuto successo nasce da percorsi e vite quotidiane molto ordinarie. Il successo, se avesse una forma, sarebbe assimilabile a quella di un iceberg. Quello che le persone vedono è solo la parte emersa ossia denaro, riconoscimento, prestigio. Ma come in tutti gli iceberg la parte sommersa rappresenta il 90% totale della massa. Qui troviamo dolore,

sofferenza, rabbia, frustrazione, insicurezze, rifiuti, delusioni, sacrificio, buone abitudini, duro lavoro, dedizione.

Se vuoi MIGLIORARE non ti puoi ACCONTENTARE. Esci dalle tue abitudini. Definisci il tuo sogno, trova i tuoi alleati, agisci e celebra.  

IMPOSSIBILE È QUELLO CHE NON FAI.

 

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medaglia

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sorriso

Arrivare dopo 41km con il sorriso è la soddisfazione più grande.