Durante il percorso scolastico molti di noi hanno probabilmente sperimentato, almeno una volta, una sensazione di agitazione davanti agli esercizi e alle verifiche di matematica. Chissà quante volte ci è capitato di sentire: “Io non sono portato per la matematica…”, oppure, “Ho deciso di iscrivermi al Liceo Classico, così faccio meno matematica!”. Insomma, quante volte le nostre decisioni sono state condizionate dalla presenza o meno della matematica e abbiamo scelto dei percorsi formativi o lavorativi che ci allontanavano da essa.

In realtà tutto ciò che ci circonda riguarda la matematica e i numeri: dire una data, la propria età, darsi un appuntamento ad una certa ora, pagare gli acquisti effettuati… moltissime attività della vita quotidiana richiedono abilità matematiche e talvolta sono talmente automatiche che non ne siamo consapevoli.

Cosa dice la Scienza

Gli studiosi hanno scoperto che tutti noi abbiamo una “intelligenza numerica” innata. Fin dai primi mesi di vita siamo in grado di percepire la quantità, abilità definita subitizing (Kaufman et al., 1949), senza bisogno di fare di conto. A soli 4 mesi i bambini sommano e sottraggono un elemento e a 2 anni sviluppano la corrispondenza uno a uno nella ripartizione. A circa 3 anni sono in grado di contare piccoli numeri di oggetti e a 4 anni lo fanno aiutandosi con le dita, fino a sviluppare strategie sempre più funzionali (Ianes et al 2010).

La capacità di percepire il mondo in termini di numerosità precede addirittura lo sviluppo del linguaggio e questo significa che le competenze numeriche non hanno nulla a che vedere con il nome che diamo ad una certa quantità. Inoltre, nel nostro cervello esistono delle aree specializzate nel calcolo (solco intraparietale, parte posteriore del lobo parietale superiore e giro angolare sinistro, vicine alle aree del linguaggio) e ciò confermerebbe la base biologica della rappresentazione della quantità.

Allora perché tanti ragazzi hanno “paura” della matematica? Davvero “non sono portati”?

Gli errori e gli insuccessi in matematica sono più evidenti rispetto a quelli in altre materie e ciò viene associato ad una sensazione di frustrazione che genera pensieri negativi e una percezione distorta delle proprie abilità e del compito. Tali attribuzioni negative predispongono ad ulteriori insuccessi, innescando un circolo vizioso difficile da interrompere. Lo studente crede di non essere capace, di non essere abbastanza intelligente e ciò ostacolerà l’apprendimento della matematica e il successo scolastico.

Cosa si può fare?

Per tali ragioni è importante che chi si occupa della formazione dei ragazzi promuova un atteggiamento positivo verso questa materia, tenendo in considerazione gli aspetti emotivo-motivazionali legati ad essa.

Una prima cosa da fare è sicuramente cambiare il modo di approcciarsi alla matematica, rendendola stimolante e, perché no, divertente! I bambini e i ragazzi devono poter conquistare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, sperimentando piccoli e graduali successi.

Talvolta i ragazzi riferiscono di non capire il senso di certi calcoli, li sentono lontani dalla propria realtà e provano disagio.

Un buon modo per superare questa difficoltà può essere quello di riscoprire il senso pratico della matematica, riportandola alla realtà concreta, dando riferimenti tangibili, lontani dalle astrazioni a cui è spesso soggetta questa materia.

Dott.ssa Maria Cristina Fadda